SAMI

I Sami sono un popolo indigeno Ugro-finnico che abita la zona Sàpmi, che al giorno d' oggi comprende una vasta parte nord della Norvegia, Svezia e Finlandia.

La loro lingua tradizionale è il Sami, classificata come una branca della famiglia delle lingue Uraliche.
Tradizionalmente, i Sami hanno perseguito una varietà di mezzi di sussistenza, tra cui la pesca costiera, la cattura delle pellicce e l'allevamento delle pecore. Il loro mezzo di sostentamento più noto però è l'allevamento di renne semi-nomadi.

Per motivi tradizionali, ambientali, culturali e politici, l'allevamento delle renne è legalmente riservato ai soli Sámi in alcune regioni dei paesi nordici.

Alcuni studiosi affermano che i Sami non avevano vissuto più a sud di Lierne nella contea di Nord-Trǎndelag fino al 1500, quando iniziarono a muoversi verso sud, raggiungendo l'area intorno al lago di Femund nel XVIII secolo.

Caratteristiche etniche

I sami hanno caratteristiche genetiche prevalentemente caucasoidi, ma parlano idiomi della famiglia linguistica uralica; è stato ipotizzato dunque che siano frutto di una mescolanza di popolazioni europoidi e mongoloidi, a partire dall'osservazione del minore biondismo e della leggera plica mongolica presente tuttora in molti individui, malgrado il forte mescolamento coi popoli scandinavi avutosi in questi ultimi secoli.

La pesca è sempre stata la principale fonte di sostentamento per i molti Sámi che vivono stabilmente nelle zone costiere.
La pesca lungo la costa nord norvegese, soprattutto nelle isole Lofoten e Vesterålen, è abbastanza produttiva con una varietà di pesci, e durante il medioevo, è stata una delle principali fonti di reddito sia per il pescatore e che per la monarchia norvegese.

Con un calo così massiccio della popolazione causato dalla peste nera, le entrate fiscali di questa industria diminuirono notevolmente. A causa degli enormi profitti economici che si potevano ottenere da queste attività di pesca, le autorità locali hanno offerto incentivi ai Sami, che si trovavano di fronte alle loro pressioni demografiche, per insediarsi nelle nuove aziende agricole vacanti.
Questo diede inizio alla divisione economica tra i Sámi Del mare (sjųsamene), che pescavano ampiamente al largo della costa, e i Sámi delle montagne (fjellsamene, innlandssamene), che hanno continuato a cacciare renne e animali di piccola selvaggina.
Solo in seguito iniziarono ad allevare le renne.

Sami delle Montagne

Mentre i Sámi del Mare si stabilirono lungo i fiordi e le vie navigabili interne della Norvegia, perseguendo una combinazione di allevamento, allevamento di bestiame, cattura e pesca, la minoranza Sámi della montagna ha continuato a cacciare le renne selvatiche.
Intorno al 1500, iniziarono a domare questi animali in gruppi di mandrie, diventando i ben noti nomadi di renne, diventando poi lo stereotipo tipico di questo popolo. I Sámi di montagna hanno dovuto pagare le tasse a tre stati, Norvegia, Svezia e Russia, mentre attraversavano ogni confine seguendo le migrazioni annuali delle renne; questo ha causato molto risentimento nel corso degli anni.

L'allevamento delle renne è stato ed è tutt'oggi un aspetto importante della cultura Sámi. Tradizionalmente i Sami vivevano e lavoravano in gruppi con mandrie di renne chiamati siiddat, il siiddat consisteva in gruppi di diverse famiglie e accompagnati delle loro mandrie. I membri della siidda si aiutavano a vicenda nella gestione e nell'allevamento delle mandrie.

Aspetti culturali e tradizioni

I lapponi mantengono una forte identità culturale ma solo dopo il secondo conflitto mondiale, i governi hanno messo in atto serie politiche di rispetto dell'identità Sàmi, promuovendo per esempio lo studio e l'insegnamento delle lingue native.

La loro abitazione tradizionale era costituita o da una tenda portatile, costruita con pelle di renna, oppure da una capanna fissa. Il loro mezzo di trasporto tradizionale era la slitta trainata dalle renne, anche se hanno utilizzato sin dall'antichità gli sci, dei quali è stato rintracciato un esemplare datato al 1500 a.C.

Vivono in un ambiente particolarmente inospitale, a causa delle temperature rigide e per l'assenza totale di luce solare durante la stagione invernale, per un periodo che varia da uno a due mesi.

Procopio di Cesarea narra che i bambini non venivano allattati dalla madre perché alla nascita erano avvolti nelle pelli e appesi a un albero con un pezzo di midollo animale da succhiare, mentre il padre e la madre si allontanavano per andare a caccia.

Religione

La loro tradizionale forma di religiosità era quella sciamanica. Tra le antiche divinità principali troviamo la "Madre-Terra" che governa le nascite e il Dio del tuono.

I sàmi credono all'esistenza di un'anima che al momento del trapasso, si stacca dal corpo.

La figura sacerdotale è incarnata dallo sciamano, che effettuava tutta una serie di riti propiziatori per prevedere l'avvenire, utilizzando un tamburo magico. Molti riti propiziatori si riferivano agli animali: quando uno di loro veniva ucciso, un pezzo di carne di ogni parte del corpo veniva inserito in una specie di tomba, per essere seppellito, nella convinzione che la divinità, ingraziata dal sacrificio, facesse rivivere l'animale in un altro mondo. I sami credevano nel potere magico dei sogni, interpretandolo come una via di comunicazione con il mondo dei morti.


Vestiti tradizionali


I Gakti sono gli abiti tradizionali indossati dal popolo Sámi. Il gákti è indossato sia in contesti cerimoniali che durante il lavoro, in particolare durante l'allevamento delle renne.

Tradizionalmente, il gákti era fatto con pelle di renna e tendini, ma oggi è più comune usare lana, cotone o seta. I gákti femminili consistono tipicamente in un abito, uno scialle frangiato che è fissato con 1-3 spille d'argento e stivali/scarpe di pelliccia di renna o pelle.


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